Ah, il Rinascimento! Una delle epoche più splendide per l’arte e la cultura, in Italia. Ma anche per il mondo di seta e tessuti a Venezia, soprattutto. D’altronde, è proprio in questo periodo che la città scopre il velluto.

Ma non è solo l’inizio della produzione di questo tessuto pregiatissimo che ha determinato il successo della manifattura tessile veneziana: una parte importante l’ha giocata la materia prima stessa. La seta.

Da Marco Polo alla coltivazione dei bachi da seta: da dove venivano i filati

Vi ricordate di Marco Polo? A lui e ai suoi viaggi in Oriente Venezia deve molto, perché è proprio grazie a questi che la città ha potuto scoprire tessuti e motivi unici. Dalla Via della Seta Marco Polo (1254-1324) riportò vari souvenir, tra i quali proprio tessuti in seta. Ma soprattutto aprì la strada agli scambi con l’Impero mongolo.

È proprio da qui che Venezia importò la seta grezza utilizzata per produrre i suoi primi tessuti. Ma quando l’Impero si dissolse, i Veneziani puntarono alle città e isole sul Mar Nero per farvi arrivare la seta dalla Cina.

Nel XV secolo, però, si verifica un altro giro di vite. O meglio, giro di bachi, perché compaiono anche nella Serenissima le prime coltivazioni di bachi da seta. Non a Venezia, però: sulle isole della laguna gelsi e bachi sarebbero stati un po’ stretti.

C’era però spazio sufficiente sulla terraferma, in particolare tra Verona e Vicenza. E ci si trovarono particolarmente bene, a quanto pare, visto che i bachi da seta rimasero una delle coltivazioni più importanti in Veneto fino agli anni Cinquanta. E infatti proprio intorno al 1950 metà dei bachi da seta d’Italia si era concentrata in questa regione.

Ma la coltivazione dei bachi è solo l’inizio. Perché bisogna sapere come estrarla, la seta, dai bozzoli. E i Veneziani erano molto gelosi di questa conoscenza.

Dal baco ai fili di seta: lavorazione e tintura

Talmente gelosi che tutte le fasi della lavorazione della seta si svolgevano in città ed erano controllate in maniera maniacale. E non sto esagerando: il governo della Repubblica di Venezia, intorno al 1450, emanò delle leggi sulla qualità della seta da usare nei suoi tessuti. E nominò degli ispettori per scovare chi cercava di fare il furbo e multarlo.

Solo in questo modo, però, poteva garantire che i suoi broccati, damaschi e velluti fossero davvero i migliori d’Europa. Perciò la seta grezza doveva essere:

  • estratta dalle crisalidi immergendo queste in acqua bollente;
  • filata con cura dai Filatori;
  • sbiancata a regola d’arte dai Cocitori;
  • colorata con le tinture migliori di Tintori.

 

Seta e tessuti a Venezia oggi

La qualità dei fili così prodotti era la base per produrre stoffe altrettanto raffinate, e la ragione del successo dei tessuti preziosi veneziani nel mondo.

Oggi è ancora possibile produrre velluti veneziani di qualità come quelli rinascimentali – come ad esempio il Velluto Inferriata che vedete qui accanto -, ma c’è una differenza per quanto riguarda la materia prima.

Ormai è dagli anni Cinquanta che l’Italia ha abbandonato la produzione di seta, che quindi deve essere importata dall’estero. Ma negli ultimi anni alcune aziende stanno tentando di recuperare la varietà di bachi che caratterizzava il Veneto, come dimostra questo progetto per far rinascere la produzione della seta intorno a Venezia, di cui vi parlavamo qualche tempo fa.

E questo potrebbe far rivivere nella nostra regione una tradizione che l’ha caratterizzata per secoli.

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