Dopo 33 anni dall’inizio del suo restauro, finalmente il cuore del Palazzo residenziale di Dresda è stato riaperto al pubblico. Nove camere da parata delle quali fa parte la sala delle udienze, adornata con uno dei velluti per tappezzeria più interessanti che abbiamo mai prodotto. Questa è la sua storia.

La movimentata storia del Palazzo residenziale di Dresda

Nella notte del 13 febbraio 1945 la città di Dresda venne sottoposta a un bombardamento a tappeto, che ne rase al suolo gran parte del centro storico.

Tra i monumenti ridotti in macerie c’era anche il Palazzo residenziale, un edificio rinascimentale, il cui primo nucleo risaliva al 1400. Ma era stato Augusto II il Forte, re di Polonia e principe elettore di Sassonia, tre secoli più tardi, a trasformarlo in un vero capolavoro del tardo Barocco.

Era infatti stato a Versailles, da ragazzo, restando affascinato dal suo splendore. Per questo aveva deciso di fare delle camere da parata del palazzo un degno concorrente del modello francese.

La ricostruzione del palazzo

Dopo la fine della guerra, il palazzo rischiò più volte di essere smantellato: era completamente bruciato, ne erano rimaste in piedi solo le fondamenta. Sembrava impossibile poterlo recuperare.

Era, però, uno dei capolavori del Rinascimento tedesco, e in quanto tale si volle difenderlo e, nel 1986, ricostruirlo. Così, dopo un lungo lavoro di ricerca, e l’impiego di ingenti risorse finanziarie, numerose maestrie e altissime competenze artigianali, finalmente il palazzo è tornato oggi al suo antico splendore.

La data dell’inaugurazione, il 2019, non è stata scelta a caso. Infatti, quest’anno cade il 300° anniversario del matrimonio tra Federico Augusto, figlio di Augusto II, e Maria Giuseppa d’Austria, erede dell’Impero asburgico.

Proprio per quell’occasione, infatti, Augusto II aveva fatto costruire gli Appartamenti Reali comprensivi di una sala per banchetti, due anticamere, la sala delle udienze con il trono e la camera da letto con il magnifico letto imperiale.

La sala delle udienze in una foto dell’Ottocento.

Il recupero dei tessuti e il velluto di seta per la sala delle udienze

La più importante di queste sale era quella delle udienze, usata per rappresentanza, dove si trovava il trono, sormontato da un baldacchino. Questi due elementi, le pareti e le tende davanti a porte e finestre erano coperti dello stesso velluto color cremisi.

Era marzo 2015 quando la curatrice del progetto di restauro ci contattò per chiederci di realizzare i tessuti per tappezzeria della sala in questo velluto, riproducendo fedelmente le caratteristiche tecniche e il colore dell’originale. Ci consegnò quindi un campione autentico del tessuto, l’unico frammento salvatosi, che il nostro direttore tecnico Emanuele Bevilacqua analizzò accuratamente.

Nel 2017 iniziò la produzione del velluto cremisi con l’altezza della stoffa di 52cm, con un totale di 5.280 fili di organzino di seta tra ordito di fondo e ordito di pelo. Anche la trama era di organzino di seta. Si contavano 101 fili per cm. Il colore rosso era stato realizzato con la cocciniglia, all’epoca il rosso più costoso in assoluto.

Per ricostruire il tessuto, fedele per qualità e caratteristiche tecniche all’originale, non bastava un telaio meccanico: non avrebbe potuto creare lo stesso spessore del pelo.

Per questo le Collezioni d’arte statali di Dresda hanno deciso di rivolgersi a una tessitura artigianale, dotata degli stessi telai a mano usati nel Settecento, per la produzione di questi velluti: la Tessitura Bevilacqua.

Finalmente oggi possiamo ammirare i 740 metri di velluto cremisi che adornano la magnifica sale delle udienze, orgogliosi di aver contribuito a riportare il palazzo al suo antico splendore col lavoro del nostro staff tecnico e delle nostre tessitrici. 

La sala delle udienze dopo il restauro.

Riferimenti

Staatliche Kunstsammlungen Dresden

J.C. von Bloh, S. Schneider, 2013, Paradetextilien Augustus des Starken 1697 und 1719: Die originale und ihre fadengenaue Rekonstruktion für das Dresdner Residenzschloss, Verlag der Buchhandlung Walther König, Köln.

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