Dietro i velluti Bevilacqua si cela una storia di tecnica e pazienza, tramandata per secoli e che, ancora oggi, si compie come nel Settecento. Come la tela di Penelope, è un lavoro che procede lentamente. Ma una cosa lo differenzia dalla proverbiale opera della regina di Itaca: sebbene poco alla volta, questa tela, alla fine, si completa.

Dal filo di seta ai velluti Bevilacqua

La storia che vogliamo raccontarvi è quella del velluto a mano forse più significativo per Bevilacqua, il velluto soprarizzo Leoni Persiani. Il suo disegno, infatti, dal 2005 è diventato il logo della Tessitura.

Come tutti i tessuti, anche questo velluto nasce dai fili di seta, quelli delle 400 bobine del telaio su cui viene prodotto. Dalle bobine, i fili passano nei cartoni, collocati al di sopra della macchina: quasi come degli artisti, sono loro a permettere al disegno di formarsi. Ciascuno dei fori sul cartone, infatti, corrisponde ad un filo: tutto questo ordito deve poi necessariamente passare attraverso le mani di una tessitrice. In fondo, stiamo o no parlando di velluti a mano?

Velluti della tessitura artigianale Bevilacqua

Dettaglio del velluto Leoni Persiani.

Precisione e attenzione: i fili tra le mani delle tessitrici

Sotto l’ordito di fili usciti dal telaio, la tessitrice infila alcuni ferri sottili, che saranno poi rimossi. Non sono tutti uguali tra loro: quelli in numero minore serviranno a creare l’effetto velluto; quelli più numerosi, invece, presentano delle scanalature. Queste sono il segreto per l’effetto riccio, rispetto al quale il velluto si troverà sopra: da qui il nome “soprarizzo”.

Il velluto tagliato e il velluto riccio possono essere distinti anche grazie al loro colore: il primo è più scuro, il secondo più chiaro. Ma a cosa deve il proprio nome il velluto tagliato? Alla tecnica che permette di crearlo: scorrendo una lametta sopra i fili della trama, questi vengono tagliati, producendo il vero e proprio velluto.

Il lavoro delle tessitrici richiede, quindi, tantissima precisione, per sfilare il ferro giusto: almeno 4 devono essere inseriti nella trama, affinché i fili tagliati non si aprano. Altrettanta attenzione, però, deve essere posta al telaio: in quanto risalente al Settecento, non è veloce quanto le macchine moderne. Non lavora, insomma, senza sosta, ma deve essere spesso ricaricato e ricalibrato: non c’è da stupirsi se il massimo a cui si arriva sono 30 cm di tessuto in più rispetto al giorno prima. Ma, anche se lento, il frutto della tradizione artigianale è sempre unico. Abbastanza da far diventare Penelope verde d’invidia.

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