Broccato, damasco, lampasso, raso, velluto: tutti nomi di tessuti pregiati. Ma come si fa a distinguerli? Niente paura, è molto più semplice di quanto crediate, avrete bisogno di due soli strumenti: i vostri occhi e mani. E un po’ di indizi.

I trucchi per riconoscere i diversi tipi di tessuti pregiati per arredamento

Facciamo un ripasso delle caratteristiche più importanti di questi diversi tessuti in seta, che vi aiuteranno a identificarli in un batter d’occhio – più o meno.

Raso

Cominciamo da uno dei più semplici, perché un raso lo vedrete scintillare già da distante. Si tratta di un tessuto dall’estrema lucentezza e, se lo toccate, risulterà incredibilmente liscio, scivolando quasi come acqua tra le vostre dita.

Cosa lo rende così lucido e liscio? La sua armatura, cioè come i fili di ordito s’intrecciano con quelli della trama: per il raso, i punti di legatura – cioè quelli in cui il filo dell’ordito passa sopra quello della trama – sono molto più ridotti, quindi la superficie non ha rigature e risulta uniforme.

Ricordate però che il suo rovescio è opaco.

Velluto

Anche per questo non farete molta fatica: per riconoscerlo vi basterà armarvi di una mano e passarla sulla sua superficie. Se si tratta di un velluto, sarete accarezzati da un soffice pelo, sia che si tratti di un velluto riccio, sia che si tratti di uno tagliato: la differenza sta nel fatto che il primo ha il pelo formato da piccoli anelli, nel secondo invece gli anelli sono tagliati e lo rendono lucido.

Alla Bevilacqua produciamo poi il velluto soprarizzo, che unisce il velluto riccio, per il fondo, e quello tagliato, per il disegno: potete distinguere anche questo facilmente, perché il disegno è sempre più alto del fondo.

Damasco

Passiamo a una sfida un po’ più interessante: la caratteristica principale del damasco è la sua lucentezza, quindi potreste scambiarlo per un raso. E infatti è tessuto proprio con la stessa armatura del raso, ma con una differenza: mentre di quest’ultimo viene utilizzato solo il lato dritto, perché il rovescio è opaco, del damasco si possono usare entrambi i lati.

Il damasco è infatti un tessuto reversibile, perché i due lati sono esattamente identici, tranne per i colori: sono opposti, come nel negativo di una foto. L’effetto è la conseguenza del suo avere un solo ordito e una sola trama, perciò il disegno si distingue grazie al diverso modo in cui la luce si riflette sui fili.

Broccato

E qui le cose si fanno più impegnative, perché a uno sguardo poco attento può sembrare un damasco. Ma il dubbio si risolve dando un’occhiata al lato B di questa stoffa: girandolo potrete vedere i fili del disegno, che si staccano nettamente dal fondo.

La trama del broccato non va infatti da un estremo all’altro del tessuto, ma è interrotta: questo è dovuto al fatto che le navette che ne muovono i fili sono utilizzate solo dove devono creare il disegno. Per questo il rovescio, in alcuni punti, presenta soltanto il fondo, mentre la superficie crea quasi l’illusione che il disegno sia stato ricamato sopra il fondo.

Ciò permette di risparmiare un bel po’ di filato: ragion per cui i tessuti prodotti con fili d’oro e d’argento erano molto spesso broccati, perché questa tecnica permette di non sprecarne.

Lampasso

Se saprete identificare questo, avrete ormai raggiunto il livello di esperti: il lampasso è infatti simile al broccato, quindi può facilmente trarre in inganno. Per non cadere nella sua trappola, vi basterà rovesciarlo: vi troverete davanti un groviglio di fili, senza interruzione.

Questo tessuto ha due orditi e più trame, necessarie per creare il disegno: insomma, i fili sono tantissimi. Il che vi permette di capire perché se ne produce circa 1 metro all’ora e perché pesa tanto, perciò si distingue dal broccato anche per il suo peso.

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