Nel cuore del sestiere di Cannaregio, il leggendario Palazzo Donà Giovannelli ha aggiunto una nuova pagina alla sua storia secolare: oggi è Orient Express Venezia, un hotel a cinque stelle che porta la firma dell’architetta Aline Asmar d’Amman. In questo progetto straordinario, i tessuti della Tessitura Luigi Bevilacqua hanno trovato la loro dimora naturale.
Un palazzo che si trasforma in hotel, senza dimenticare sé stesso
Dopo otto anni di restauro, l’hotel Orient Express Venezia ha aperto i battenti in uno dei sestieri più autentici della città, Cannaregio. Quarantasette ambienti tra camere, suite e residenze private nelle stanze che per secoli hanno accolto la nobiltà veneziana.
Lo stile dell’hotel è frutto di un connubio sapiente tra conservazione e contemporaneità. L’architetta Aline Asmar d’Amman ha condotto un restauro incentrato sulla valorizzazione di elementi originali: affreschi, pavimenti a mosaico, lampadari in vetro di Murano e la straordinaria scala ottagonale ottocentesca di Giovanni Battista Meduna sono stati preservati e reintegrati nel racconto. Il risultato è un dialogo tra epoche: gotico veneziano, barocco, neoclassico, modernità, in cui nessuna voce sovrasta le altre.
È proprio questa filosofia a coincidere con l’idea di lusso del brand Orient Express: una dedizione colta, artigianale e maniacale ai dettagli, che enfatizza lo sforzo collettivo di maestri d’opera e artigiani, dove nessun individuo è più importante della tradizione che rappresenta.
A incarnare tutto questo è il Salone Vittoria, lo spazio più solenne dell’intero palazzo. Affacciato sul canale di Santa Fosca, fu concepito nel 1548 per le nozze del figlio del Duca di Urbino con Vittoria Farnese, principessa di Parma, una delle celebrazioni più fastose del Rinascimento veneziano. Ripensato in stile neogotico nell’Ottocento da Meduna, conserva ancora il lampadario originale di Murano e un’aura di cerimoniale raffinato che nei secoli ha ospitato balli, incontri culturali, serate aristocratiche. Oggi è la cornice ideale per matrimoni, cene di gala e celebrazioni private. Ed è qui che i nostri tessuti hanno trovato il loro posto.
Broccatello Acanto nel Salone Vittoria
Il broccatello Acanto: quando il tessuto è architettura
Per il Salone Vittoria, Aline Asmar d’Amman ha scelto il nostro broccatello Acanto, e per noi è stata una decisione naturale, come se tessuto e luogo si conoscessero da sempre.
Il broccatello appartiene alla famiglia dei lampassi: ha grandi disegni operati in rilievo, ottenuti per contrasto tra una prima catena e una prima trama, entrambe in seta, e una seconda serie costituita da catena e trama molto rigida, tradizionalmente in canapa o lino, che conferisce al tessuto il suo caratteristico effetto plastico, quasi scultoreo. Più leggero del broccato ma altrettanto prezioso, si presta con naturalezza all’arredo di lusso: tappezzerie, rivestimenti murali, tendaggi, paramenti sacri.
La sua storia è strettamente intrecciata con quella del palazzo in cui oggi ci troviamo. Diffusosi nel XVI secolo in Italia, il broccatello divenne il tessuto d’elezione per le dimore dell’aristocrazia e del clero più illustre: la sua trama densa di lino permetteva di realizzare, su un fondo compatto e uniforme, le elaborate decorazioni tipiche dell’epoca. La sua fortuna accompagnò il Rinascimento fino al pieno Barocco, attraversando i secoli con la stessa grazia con cui attraversa oggi le sale di un palazzo del Quattrocento. Ancora oggi è uno dei tessuti più amati dagli interior designer.
Il nostro Acanto porta in sé tutto questo. Il motivo, una elegante composizione di foglie d’acanto arricciate ed elementi naturalistici, emerge delicatamente dal fondo, rivelato dalla propria lucentezza. È un disegno che appartiene all’iconografia decorativa occidentale da millenni: presente nei capitelli corinzi, negli intarsi rinascimentali, nei soffitti barocchi. Nel Salone Vittoria, in un colore champagne creato appositamente per questo progetto, dialoga con gli affreschi e gli stucchi come se li avesse sempre conosciuti. Come se, in qualche modo, li avesse attesi.
Aline Asmar d’Amman: vestire gli spazi
Capire perché una simile scelta sia stata possibile significa capire chi è Aline Asmar d’Amman.
Architetta e interior designer originaria di Beirut, Aline Asmar d’Amman è nota per la sua capacità di trasformare gli spazi in veri e propri racconti architettonici.
La sua formazione internazionale e l’esperienza maturata accanto a figure di primo piano del design e della moda, tra cui Karl Lagerfeld, hanno contribuito a definire uno stile inconfondibile. Per lei gli spazi non si arredano, si vestono, con un approccio sartoriale.
Aline Asmar d’Amman nel Salone Vittoria
Nel progetto di Palazzo Donà Giovannelli, questa visione si traduce in un dialogo continuo tra patrimonio storico e creatività contemporanea. Il suo stile si distingue per una sensibilità capace di cogliere la bellezza nelle tracce del tempo, fondendo materiali preziosi e superfici grezze, tradizione architettonica e linguaggi contemporanei.
Il risultato è un intervento che non cancella la memoria del luogo, ma la amplifica, trasformando ogni ambiente in un’esperienza narrativa capace di evocare emozioni e suggestioni.
Palazzo Donà Giovannelli: sei secoli di storia veneziana
La storia di questo palazzo è, in fondo, la storia di Venezia stessa. Edificato nel 1436, si dice su progetto di Filippo Calendario, lo stesso architetto del Palazzo Ducale, sorge all’incrocio di due canali nel sestiere di Cannaregio, con la sua spettacolare facciata caratterizzata da sette finestre gotiche finemente scolpite che si specchiano nel Rio de Noale.
Nel XVI secolo la Serenissima lo donò al Duca di Urbino, Francesco Maria della Rovere, che vi ospitò grandi celebrazioni, tra cui le nozze del figlio con la principessa Vittoria Farnese nel 1548. Nei secoli successivi passò alle famiglie Donà e poi, nel 1838, ai Giovannelli, dinastia di industriali bergamaschi che lo trasformarono in un centro della vita mondana veneziana, arricchendolo di opere d’arte e di storie leggendarie. Tra le tele che un tempo vi erano custodite spicca La Tempesta di Giorgione, poi acquistata dallo Stato e trasferita alle Gallerie dell’Accademia.
Nell’Ottocento, il conte Andrea Giovannelli affidò a Giovanni Battista Meduna, l’architetto del Teatro La Fenice e della Ca’ d’Oro, il compito di arricchire gli interni con suggestioni neogotiche, elementi barocchi e la celebre scala ottagonale sormontata da una volta celeste. Ogni intervento ha lasciato un segno, ogni epoca ha aggiunto un elemento all’interno di questo palazzo straordinario.
Oggi, con Orient Express e Aline Asmar d’Amman si apre un nuovo capitolo nella storia di Palazzo Donà Giovannelli, e siamo onorati che anche le sete Bevilacqua ne facciano parte.
Hotel Orient Express Venezia – Façade
Photo Credits: Giulio Ghirardi










