Ci sono storie che non si trovano nei documenti d’archivio. Vivono nei ricordi di chi ha trascorso una vita tra i telai, nelle mani che hanno imparato un mestiere antico, nelle emozioni custodite da chi ha contribuito, giorno dopo giorno, a creare i nostri tessuti.

Per questo abbiamo scelto di raccogliere, nella sezione Archivio, le testimonianze delle donne che hanno fatto parte della storia della Tessitura Luigi Bevilacqua. Le loro parole ci sono giunte attraverso interviste dirette, conservate con la massima cura, perché sono parte di un patrimonio prezioso quanto i tessuti stessi.

Non è un esercizio di nostalgia. È il nostro archivio nella sua espressione più autentica. Ogni velluto che oggi custodiamo, cataloghiamo e tramandiamo esiste perché, un tempo, qualcuno lo ha costruito filo dopo filo, con pazienza, precisione e straordinaria competenza.

Fotografia ritraente le tessitrici Gina Valier e Annamaria Zandali con una pezza del lampasso “Melograno”

I disegni possono essere conservati negli archivi e i velluti riposti nei cassetti, ma il tempo, la dedizione, la fatica e l’orgoglio appartengono alla memoria di chi li ha vissuti. Dare voce a queste persone significa raccontare, nel modo più sincero, che cosa sia davvero un tessuto realizzato a mano.

Le storie di queste donne condividono un profondo senso di appartenenza alla Bevilacqua, nato e cresciuto tra i telai. Molte di loro hanno iniziato giovanissime, a soli dodici anni. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, per chi non proseguiva gli studi, entrare nel mondo del lavoro era un passaggio naturale. Non esistevano agenzie interinali: spesso era il parroco del quartiere a conoscere le aziende che cercavano personale, oppure bastava il passaparola tra parenti e amici.

Tessitrice al lavoro sui filati

Erano ancora bambine. Le madri le accompagnavano nei primi giorni, restando accanto a loro finché non si sentivano sicure. Poi arrivavano le compagne, tante coetanee con cui condividere il lavoro, le pause, le risate e le prime amicizie. Così la Tessitura diventava quasi una seconda famiglia.

Nei loro racconti riaffiorano anni intensi, fatti di impegno e sacrificio, ma anche di serenità, di orgoglio per il lavoro concluso, dell’emozione nel vedere i propri tessuti destinati a papi, regine e importanti committenze internazionali. Ricordi che parlano di amicizie durate tutta la vita e di donne che hanno dedicato alla Tessitura decenni del proprio percorso, conoscendo tre generazioni della famiglia Bevilacqua: da Cesare a Giulio, fino agli attuali Presidente e Amministratore Delegato, Rodolfo e Alberto.

Fotografia di tessitrice intenta alla fabbricazione del velluto soprarizzo “Fioroni”

Iniziamo questo viaggio con due di loro: Silvana e Teresa.

Due mestieri diversi, un’unica grande storia. Una preparava i fili, l’altra li trasformava in tessuto. Insieme raccontano la vita quotidiana della Tessitura Bevilacqua attraverso ricordi che parlano di lavoro, passione e appartenenza.

Silvana Bussolin

“Era d’estate e quando sono andata su negli uffici tremavo come una foglia. Me lo ricorderò sempre… C’erano ragazze piccole come me perché, a quei tempi, verso la fine degli anni Cinquanta, si iniziava a lavorare a dodici anni. O studiavi oppure dovevi trovarti un lavoro. Qui ho conosciuto otto mie coetanee: siamo ancora amiche oggi. È stato l’inizio di una grande avventura.”

“Sono entrata qui da Bevilacqua accompagnata da mia mamma e da un’amica che conosceva già il lavoro della Tessitura. A quei tempi tutti i paramenti sacri erano realizzati con i tessuti Bevilacqua.”

Agli inizi del Novecento la Tessitura avviò una lunga e significativa collaborazione con la Chiesa, realizzando tessuti per l’arredo sacro e paramenti liturgici destinati a chiese, basiliche, conventi e al Vaticano. Un legame che portò al riconoscimento di Fornitore Pontificio, conferito nel 1953 da Papa Pio XII e rinnovato nel 1959 da Papa Giovanni XXIII.

Approfondisci: Velluti per arredi e paramenti sacri.

Fotografia scattata durante la visita alla tessitura del cardinale Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII

“Si iniziava cambiando le bobine. Poi, crescendo e imparando poco alla volta, si diventava ‘sotto padrona’ e si cominciava davvero il mestiere della tessitrice. I primi ferri, il primo taglio… le mani tremavano. C’era una piccola lama e bisognava trovare la canalina giusta, tagliare e tirare il ferro del soprarizzo. Piano piano si imparava. Credo che verso i diciassette o diciotto anni fossi già al telaio.”

Il velluto soprarizzo, tra i tessuti più preziosi al mondo, nasce da una lavorazione di straordinaria complessità eseguita ancora oggi sui telai manuali del Settecento. Ogni millimetro richiede gesti precisi e una manualità affinata negli anni, tramandata da una generazione di tessitrici alla successiva.

Approfondisci: Soprarizzo o cesellato, il più prezioso tra i nostri velluti.

tessitura a mano velluto soprarizzo | Tessitura Bevilacqua

Lavorazione del velluto soprarizzo Rinascimento

“È stato bellissimo anche il periodo in cui venne girato Anonimo Veneziano. C’erano Enrico Maria Salerno, Florinda Bolkan e Tony Musante… E ci sono finita anch’io nel film! Mi si vede proprio: nel mio piccolo, sono diventata anch’io un’attrice.”

Nel 1970 la Tessitura fece da scenografia ad alcune sequenze di Anonimo Veneziano, contribuendo a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera del celebre film.

Approfondisci: Un posto magico anche per il cinema.

Anonymous Venetian | Tessiture Bevilacqua

Una scena tratta dal file “Anonimo Veneziano” girata all’interno della Tessitura Bevilacqua (1970)

“Mi ricordo questo telaio. Allora lavoravo al terzo piano e stavamo realizzando un tessuto per Roberta di Camerino. Mi pare fosse un disegno chiamato ‘Tartaruga’, perché ricordava proprio il carapace.”

Dal 1950 prese avvio una lunga collaborazione tra Giulio Bevilacqua e Giuliana Coen, ovvero Roberta di Camerino, destinata a segnare la storia dell’artigianato veneziano. Tra le creazioni più celebri realizzate con i velluti Bevilacqua figura anche l’iconica borsa Bagonghi.

Approfondisci: Roberta di Camerino e i velluti Bevilacqua.

Anonymous Venetian | Tessiture Bevilacqua

Grace Kelly e la sua borsa Bagonghi by Roberta di Camerino in velluto Bevilacqua

“Le ragazze di oggi le guardo con ammirazione. Sanno spiegare il loro lavoro con naturalezza e, a differenza di noi, seguono da sole tutta la lavorazione, dal rocchetto fino al tessuto finito. Tanto di cappello alle tessitrici di oggi.”

Teresa Perin

“Cercavo un lavoro vicino a casa. Il parroco mi disse: “Conosco Bevilacqua. Ti faccio uno scritto, vai a vedere se ti piace e se hanno bisogno”. Sono venuta qui e cercavano ragazze ‘di giornata’, non per tessere ma per preparare tutto il lavoro: facevo gli orditi, le bobine, annodavo quelli di cotone e quelli di seta venivano incollati filo per filo. Per incollare mille fili serviva circa un’ora, ma gli orditi arrivavano anche a novemila fili. Era un lavoro impegnativo, bisognava stare attentissimi: bastava sbagliare un filo e il tessuto risultava difettoso.”

Anonymous Venetian | Tessiture Bevilacqua

La tessitrice Teresa mentre lavora all’orditoio verticale

“Le ragazze (che lavorano oggi in Bevilacqua) sono brave. Anche i cartoni delle macchine Jacquard li preparano loro, completamente a mano.”

I telai utilizzati ancora oggi dalla Tessitura affondano le loro radici nella tradizione della Scuola dell’Arte della Seta della Serenissima. Alcuni continuano a essere impiegati per le lavorazioni più esclusive, affiancati dalle moderne tecnologie, mantenendo vivo un sapere artigianale unico.

Approfondisci: Il telaio Jacquard, dalla rivoluzione del 1806 ai velluti Bevilacqua.

Loom for jacquard fabrics | Tessitura Bevilacqua

Telaio per velluti Jacquard

“Mi ricordo il lavoro fatto per portare un telaio a Palazzo Ducale. È stata una cosa bellissima. Abbiamo infilato tutto, poi tagliato, trasportato ogni parte e infine annodato di nuovo tutto, sopra e sotto, per rimetterlo in funzione. Poi è arrivata Mariella a tessere davanti ai visitatori. È stata una soddisfazione enorme. Pensavamo: ‘Come faremo mai a portare un telaio fin lì?’ E invece ci siamo riusciti.”

Nel 2004, in occasione della mostra “Il Genio della Tradizione”, allestita nella Sala del Piovego di Palazzo Ducale, un telaio perfettamente funzionante permise ai visitatori di osservare dal vivo la realizzazione di un velluto soprarizzo, grazie al lavoro della nostra tessitrice Mariella.

Approfondisci: Il genio della tradizione.

Anonymous Venetian | Tessiture Bevilacqua

Il telaio Bevilacqua allestito nella Sala del Piovego a Palazzo Ducale, Venezia 2004

“Qui ho lasciato una parte del mio cuore. Il signor Giulio e oggi i suoi figli sono sempre stati gentilissimi. Se avevo bisogno di qualcosa potevo tornare qui, parlare con loro, chiedere un ricordo. Non erano i padroni cattivi che si vedono nei film. Con tutti sono sempre stati disponibili. Si stava bene.”

Le parole di Silvana e Teresa raccontano molto più di un mestiere. Raccontano una comunità, un sapere costruito con pazienza e una passione che continua a vivere in ogni tessuto Bevilacqua. Per conoscere ancora più da vicino le loro esperienze e ascoltare le loro voci, vi invitiamo a guardare le interviste integrali riportate qui sotto.

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