Il nostro velluto Colonne vestirà la Basilica della Salute anche quest’anno, per la festa della Madonna della Salute. Per l’occasione, ne abbiamo parlato con una delle tessitrici che lo hanno realizzato, e ci ha raccontato un po’ di curiosità sul suo lavoro.

La produzione del velluto in seta a mano per la Basilica della Salute

Il velluto Colonne è uno di quei tessuti che hanno richiesto anni di lavoro alle nostre tessitrici, e 2 telai. I metri da tessere erano, in effetti, parecchi: vi basterà entrare nella Basilica della Salute il 21 novembre per scoprirlo. Vedrete infatti il velluto sulle colonne dell’altare maggiore, ma anche su quelle delle 8 cappelle laterali.

“Ecco perché continuo ad entrare nella Basilica ogni anno, durante i giorni di festa”, ci ha spiegato Mariella Bearzi, che nella Tessitura Bevilacqua ha lavorato dai 12 ai 67 anni. “Sicuramente una di quelle colonne ha anche un mio pezzo di velluto”.

E questo non è certo un velluto qualsiasi: la festa della Madonna della Salute è da sempre quella più cara ai Veneziani. Meritava quindi un velluto a mano all’altezza, con:

  • fili d’oro zecchino al suo interno;
  • un disegno molto complesso: potete notarlo dalle foto dei suoi disegni su carta millimetrata, qui sotto, ricchissimi di dettagli. E questo significa maneggiare un gran numero di fili. Come vi abbiamo raccontato in questo articolo sulla storia di questo tessuto prezioso, il disegno era in realtà la copia di quello che per anni aveva rivestito le colonne della Basilica, ma si era ormai rovinato.

Indovinate chi ha preparato questi disegni? O forato e legato le 8.000 schede forate che la macchina Jacquard avrebbe poi letto? Sempre loro: le tessitrici, perché “all’epoca la Tessitura era un po’ diversa da com’è oggi”.

L’evoluzione della Tessitura Bevilacqua e delle sue tessitrici

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando è nato il velluto Colonne, le tessitrici della Bevilacqua erano 60, e si occupavano di tutto ciò che serve per tessere: dai ferri alla preparazione delle schede forate. Oggi sono 6, ma l’edificio è rimasto lo stesso. Com’è possibile, vi chiederete?

Oggi le nostre tessitrici lavorano su un unico piano e si occupano principalmente dei velluti soprarizzo. Ma in passato i telai erano distribuiti su tutti e 3 i piani del nostro palazzo, e le artigiane producevano a mano di tutto: lampassi, broccati, rasi, damaschi e velluti.

Il tessuto più complicato, però, restava sempre il soprarizzo. Ce ne sono altri che, però, gli fanno una discreta concorrenza, come il damasco Grottesche, che è pesantissimo, è tutto in seta e ha un disegno molto complicato. O il velluto Lancé, con i suoi fili in argento, anche questo molto pesante. Per lavorare qui dovevamo quindi avere forza, ma soprattutto sapere molto, perché ci occupavamo di tutto. Era un lavoro che amavo tanto, come amavo i tessuti che producevamo. E che penso non debbano andare persi.

Foto di Angela Colonna
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