Il Conte di Savoia è un transatlantico, o meglio, lo era: strumento della propaganda fascista e distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale, è l’emblema della fine di un’epoca, per l’Italia, e del necessario distacco da un passato ormai lontano.

Velluti d'arredamento del Conte di Savoia

I velluti Bevilacqua nel Salone Colonna del Conte di Savoia

Storia del Conte di Savoia: nave moderna con sfarzi antichi

La storia del Conte di Savoia inizia nel 1930, nel cantiere San Marco di Trieste, dove, in poco più di un anno, prende forma la sua mole lunga 248 metri. Un colosso in grado di ospitare 3050 persone, equipaggio compreso. Ma se già la sua stazza è grandiosa, il suo interno è all’insegna del lusso e dello splendore più moderni. Agli stessi ideali s’ispira il salone della prima classe, il Salone Colonna che, pur non avendo nulla da invidiare allo sfarzo del resto della nave, se ne discosta in modo deciso.

Mentre la struttura intera e tutte le stanze del Conte hanno uno stile contemporaneo, il Salone Colonna ha letteralmente uno stile d’altri tempi: è una riproduzione della Galleria di Palazzo Colonna a Roma, datata XVIII secolo. A ricoprire l’intero soffitto del salone è infatti l’affresco con la Battaglia di Lepanto che si può ancora oggi ammirare nella Sala dei Paesaggi. Ed è proprio a questo salone che la Tessitura Bevilacqua ha dato il proprio contributo, con i tessuti preziosi per il suo arredamento.

Velluti d’arredamento dalle trame antiche per una nave moderna

I velluti soprarizzo usati sono velluti a mano del tipo “Giardinetto”: questa trama è stata scelta appositamente perché richiama quelle dei tessuti settecenteschi. Il Salone Colonna riprende, quindi, un modello di lusso noto non soltanto in Italia, bensì in tutto il mondo: la fama del suo lusso e dei suoi svaghi diventa, infatti, internazionale, venendo preferito ad altri transatlantici europei altrettanto maestosi.

Il Conte di Savoia è quindi anche uno strumento di propaganda, per far conoscere, nei sette giorni di traversata dall’Italia a New York, la ricchezza e potenza del regime fascista. Il suo varo si tiene, non a caso, il 28 ottobre 1931, anniversario della Marcia su Roma: l’Istituto Luce stesso gli dedica spazio nei suoi documentari.

La sua vita sarà però molto breve: compiuto il suo ultimo viaggio nel 1940, torna a Venezia, dove viene però bombardato e incendiato nel 1943. La Società Italiana di Navigazione pensa inizialmente di poter salvare la nave di linea, ma i suoi danni sono talmente gravi da rendere inevitabile la sua demolizione. Oggi, oltre a qualche fotografia e al breve documentario, del Conte di Savoia non resta nulla: è lo splendore di un passato che svanisce senza lasciare traccia.

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