Il rosso è il colore che meglio rappresenta energia e calore e che, nel corso dei secoli, è stato associato con usi e significati diversi. La sua è una storia piena di sfumature e curiosità che coinvolgono direttamente anche Venezia: ecco perché.

Le origini del colore rosso

Sapevate che il rosso è il primissimo colore che i neonati distinguono? E, non a caso, è anche uno dei primi usati dai nostri antenati paleolitici per dipingere le pareti delle caverne, assieme a bianco e nero. Come il bisonte color ocra rossa nella grotta di Altamira, in Spagna, datato tra il 16.500 e il 15.000 a.C..

Usato un po’ da tutti i popoli dell’antichità, dagli Egizi ai Fenici che hanno inventato la porpora, per i Romani era anche il colore per gli abiti delle spose: i loro scialli rossi simboleggiavano infatti amore e fedeltà. Ma adoravano impiegarlo anche negli affreschi delle loro ville, in una sfumatura molto intensa, il rosso vermiglio. All’epoca, tuttavia, per ottenerlo era necessario il cinabro, un minerale contenente mercurio e, quindi, tossico. Essere condannati a lavorare nelle miniere per estrarlo corrispondeva perciò ad una vera e propria sentenza di morte.

Con l’avvento della Cristianità, il rosso è diventato il colore del sangue di Cristo e, di conseguenza, uno dei più utilizzati sia nell’iconografia che sui paramenti sacri – pensate, ad esempio, ai cardinali, vestiti completamente di rosso per indicare la loro disponibilità al martirio.

Tiziano, “Assunta” (1518), Venezia, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari

Anche i sovrani medievali facevano largo uso di questo colore, proprio per sottolineare che il loro diritto a regnare proveniva da Dio in persona. Per questo le sale del trono sono decorate di rosso un po’ ovunque, in Europa: un esempio lo trovate anche nel Palazzo Reale di Dresda, la cui sala delle udienze è decorata con il nostro velluto Unito rosso, realizzato a mano. Ma non furono soltanto i sovrani europei ad essere affascinati dal rosso: dalla Dinastia Zhou (XI secolo a.C.) a quella Ming (XVII secolo), moltissimi imperatori cinesi scelsero il rosso per i propri abiti e palazzi per assicurare prosperità e fortuna al proprio regno.

Sala del trono di Pietro il Grande, Palazzo d’Inverno, San Pietroburgo

Sala del trono Palazzo Reale di Madrid

Il rosso diventa così segno di autorità, potere e ricchezza: per questo cominciarono a indossarlo anche i Senatori veneziani nel Seicento. Ma dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo per capire quale ruolo ha giocato questo colore a Venezia.

Venezia e le tinture rosse

Con l’apertura di nuove rotte verso l’Asia e il Medio Oriente, nel XV secolo l’Europa fu invasa da fiumi di pigmenti per realizzare diverse sfumature di rosso:

  • per gli abiti di mercanti e artigiani c’era la robbia, un’erba grazie alla quale si otteneva un rosso mattone;
  • i più ricchi riuscivano a permettersi il chermes, ricavato di corpi essiccati delle femmine di alcuni tipi di cocciniglia, un minuscolo parassita delle piante. Per ottenere il colorante era però necessaria una quantità enorme di questi insetti: ecco il perché del suo altissimo prezzo.

I porti ai quali questi coloranti giungevano erano Genova, Siviglia, Marsiglia e, soprattutto, Venezia. Ma la situazione cambiò drasticamente nel Cinquecento, quando gli Spagnoli fecero una scoperta molto interessante in Messico.

Anche gli Aztechi, infatti, amavano il rosso. Ma le loro stoffe presentavano un colore molto più brillante e intenso di quello europeo, pur essendo anch’esso prodotto dalla cocciniglia. Il motivo? La cocciniglia messicana contiene una percentuale più alta di acido carminico, il pigmento che produce il rosso.

I Veneziani tentarono, per qualche tempo, di mettere al bando il pigmento derivato dall’insetto straniero, ma non ci fu nulla da fare: il colorante dava un effetto incomparabile sui tessuti, e così gli Spagnoli presero il posto di Venezia nell’esportazione delle tinture rosse in Europa.

Tessuti arredamento rossi: le varianti del nostro catalogo

Oggi tutti questi pigmenti sono ormai sostituiti da coloranti sintetici, grazie ai quali è possibile ottenere una vasta gamma di sfumature, come quelle del nostro catalogo.

Nella sua sfumatura più classica, il nostro rosso è un colore chiaro, che sa infondere calore e fornire un tocco di colore che si fa notare immediatamente. Un’alternativa originale a questo rosso classico è ibisco, un’altra tonalità accesa ma più intensa e con effetti cangianti sorprendenti sui velluti

Broccatello Giardino 
rosso antico

Broccatello Grottesche 
rosso antico

Broccatello Rinascimento 
rosso antico

Broccatello Serto 
rosso antico

La variante rosso antico è una tonalità leggermente più scura, elegante e dall’aria retrò.

La tonalità corallo che proponiamo per i nostri tessuti ispira un immediato senso di energia e vitalità, come il colore dell’anno Pantone del 2019. Un’altra sfumatura chiara e che vira verso l’arancione è autunno, che ricorda il ruggine e si sposa bene con un disegno come quello del Damasco R Craquelé 31089 per evocare luoghi lontani sia nello spazio che nel tempo.

Granata, infine, è una variante scura, estremamente elegante ed ideale per contrastare con un ambiente dalle tonalità neutre e chiare.

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