In qualunque sfumatura, un tessuto d’arredo blu evoca un senso di serenità e favorisce la concentrazione. Come nel mondo dell’interior design, tuttavia, anche nella storia questo colore ha avuto i suoi alti e bassi, adorato da alcuni popoli e detestato da altri. Pare che, addirittura, quelli più antichi non lo vedessero proprio.

Qualche pillola di storia sul colore blu

Proprio così: gli scienziati sostengono che, in antichità, gli esseri umani non riuscissero a vedere il blu. Una prova di questa incapacità si trova sulle pitture rupestri: animali e uomini sono dipinti in rosso, marrone, nero e altri colori, ma il blu manca. Come manca totalmente nelle opere di Omero, che sostiene che il mare ha il “colore del vino” – e lo fa più di una volta.

I popoli antichi avrebbero cominciato a riconoscerlo solamente intorno al 2500 a.C., quando gli Egizi produssero i primi pigmenti di questo colore, impastando insieme calcare, sabbia e minerali come azzurrite e malachite, contenenti rame. E se ne innamorarono perdutamente.

Affresco sulla tomba di Nebamon a Tebe (ca. 1350 a.C.)

Di tutt’altro tipo era, invece, il sentimento che gli antichi Romani nutrivano nei confronti del blu: alcune popolazioni barbare, come i Celti, avevano infatti l’abitudine di dipingersi il viso di questo colore prima di scendere in battaglia.

Fin dall’antichità, tuttavia, esistevano due modi per tingere i tessuti di blu e per ottenere pigmenti per dipingere: rispettivamente, il guado e il lapislazzuli. Il primo è una pianta molto diffusa in Nord Europa, usata dalle classi più povere per colorare i propri abiti nel Medioevo; il secondo una pietra preziosa conosciuta già in Egitto e Mesopotamia. Mentre il primo (Isatis tinctoria) era facilmente accessibile, il secondo era estremamente costoso: per questo motivo veniva utilizzato solo per i dipinti più importanti – e dai pittori che potevano permetterselo -, come ad esempio, dal Tardo Medioevo, quelli raffiguranti la Vergine Maria.

Giovanni Bellini, Madonna col Bambino (ca. 1485)

Dal XVI secolo, poi, una nuova pianta impiegabile per produrre una sfumatura di blu raggiunse l’Europa: si chiamava indigofera e rendeva i tessuti color indaco. Come svela il nome, proveniva dall’India ed era quindi piuttosto costosa. Anche questo problema, tuttavia, fu superato qualche secolo più tardi, nell’Ottocento, quando anche l’indaco fu riprodotto chimicamente, come altre sfumature di blu quali il blu di Prussia.

Per questo oggi anche i tessuti d’arredo possono contare su una vastissima gamma di toni di blu tra i quali scegliere.

Sfumature per un tessuto arredo blu

Associato con le immagini del mare e del cielo, il blu ha il potere di creare un’atmosfera di equilibrio, spaziando dalle sfumature delicate ed eleganti a quelle più scure, intense e dal carattere deciso. Nel nostro catalogo trovate tessuti per l’arredamento in tutti questi toni, con i disegni unici del nostro archivio. Ve le presentiamo.

I tessuti in azzurro offrono una nota tenue per tocchi di colore delicati e spazi che ispirino serenità.

Blu, egeo e petrolio sono toni scuri, perfetti per creare un punto focale molto deciso e contrastare nettamente con colori tenui. Lo stile che si ottiene è audace, ma ricercato.

Sfumature più chiare come indaco e turchese sono pensate per esaltare disegni molto ricchi come quelli di molti dei nostri tessuti.

Broccatello Giardino
azzurro antico

Broccatello Grottesche
azzurro antico

Broccatello Griglia
turchese antico

Broccatello Serto
turchese antico

Le versioni “antiche” di azzurro e turchese, infine, sono l’ideale per gli arredi in stile vintage, grazie al loro tocco anticato, che li rende leggermente più scuri della corrispondente versione base.

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