Venezia vanta una storia dell’arte tessile lunga quasi mille anni. Ma non ha prodotto sempre e solo velluti: prima dei più famosi tessuti di Venezia c’era un tessuto dalle caratteristiche diverse, ma comunque pregiato.

Gli sciamiti, ovvero i primi tessuti di Venezia

La svolta, per Venezia, si verifica nel XII secolo, quando la città smette di essere una semplice importatrice di stoffe dall’Oriente, per diventare invece produttrice di tessuti pregiati. I primi tessuti ad essere prodotti qui furono gli sciamiti.

Lo sciamito è un “tessuto di sei fili”, come dice il suo nome greco, hexamitos, che nel Medioevo poteva essere ammirato su paramenti e abiti sontuosi. È composto da una seta pesante e vellutata, che gli conferisce un aspetto satinato e brillante. E, come molte altre stoffe – il damasco, solo per citarne una – viene dall’Oriente, più precisamente dal Medio Oriente: da Iran e Siria, attraverso Bisanzio e grazie alla dominazione araba, questo tessuto si è diffuso in tutta l’area del Mediterraneo.

Ma a Venezia arriva grazie alle merci riportate in patria da una famiglia veneziana ben nota, quella dei Polo, e soprattutto grazie a Marco. I Polo permisero a Venezia di scoprire un tessuto con un numero ridotto di motivi decorativi, perché gli sciamiti mostrano soprattutto ruote contenenti animali simbolici, come leoni e pappagalli.

Dal punto di vista tecnico, lo sciamito è formato da due orditi, uno di fondo – che crea il disegno – e uno di legatura, e da almeno due trame, legate in senso obliquo.

Sciamito | Tessitura Bevilacqua

Lo sciamito di San Teodoro

Lo sciamito è anche legato alla storia del patrono di Venezia. Prima di San Marco, infatti, il cui culto arriva qui solo nel XIII secolo, il santo protettore della città era San Teodoro di Amasea, forse fin dal VI secolo.

Ma nel XIII secolo, probabilmente in occasione delle nozze di Federico II di Svevia e Jolanda di Gerusalemme, celebrate a Brindisi, le spoglie del santo furono portate a Brindisi, avvolte, appunto, in uno sciamito pregiato. E se, da un lato, questo “sequestro” portò alla fine del culto di questo santo, dall’altro permise a San Marco di arrivare a Venezia. E di portare con sé quello che ora è il simbolo della città e la sua basilica.

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