Fino al 22 novembre 2026, Glasstress porta nuova energia creativa a Venezia, tra Palazzo Ca’ Tron sul Canal Grande e la Fondazione Berengo Art Space a Murano. Più di sessanta artisti internazionali, tra cui Marina Abramović, Sean Scully, Tony Cragg e Ai Weiwei, sono stati invitati a confrontarsi con l’arte vetraria attraverso la collaborazione con i maestri di Berengo Studio. Tra loro, anche David Eley, il cui progetto Watermark intreccia i propri ritratti in vetro con la storia della Tessitura Luigi Bevilacqua.
Watermark: quando il vetro cattura la luce di Venezia
Ideato dall’artista britannico David Eley, il progetto Watermark nasce su invito di Adriano Berengo, fondatore di Berengo Studio, il laboratorio muranese dove artisti contemporanei e maestri vetrai lavorano insieme per dare forma in vetro a nuove idee e linguaggi.
È qui che Eley ha creato i ritratti scultorei di Watermark: nasi appartenenti a figure che, nella sua visione, raccontano la Venezia contemporanea attraverso il loro lavoro e la loro storia, incarnando lo spirito della città. Realizzati in vetro di Murano, questi nasi catturano qualcosa di intrinsecamente fugace: la luce mutevole della laguna, la natura effimera di un istante e l’essenza visiva di Venezia. Nel trasferire questi ritratti nel vetro, Eley ha trovato un modo per dare forma solida a ciò che è transitorio e traslucido, nelle sue parole, per «rendere immortale ciò che è effimero».
Il velluto Leoni, tra seta e vetro
Tra le personalità scelte per questa prima serie, accanto a Arrigo Cipriani e allo stesso Adriano Berengo, figurano anche Rodolfo e Alberto Bevilacqua, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Tessitura Luigi Bevilacqua.
I loro profili diventano così parte di una singolare mappa di Venezia: non quella delle calli e dei campielli, ma quella delle persone che, con il proprio lavoro, ne hanno costruito e continuano a costruirne la storia.
David Eley e Rodolfo Bevilacqua
Ogni naso della serie riposa su una base che custodisce la memoria tessile della Bevilacqua: impresso nella materia è il disegno del velluto Leoni, l’antico motivo con due leoni bizantini che proteggono l’Albero della Vita, da sempre legato alla storia della Tessitura e divenuto anche suo simbolo.
Velluto a mano soprarizzo Leoni, Blu
Per catturarne la trama, Eley si è affidato alla fotogrammetria, in collaborazione con Pangolin Editions. La texture del velluto, colta digitalmente nei suoi minimi rilievi, ha preso corpo in un calco tridimensionale, poi tradotto in due materie: il vetro verde scuro, colato a Murano presso Berengo Studio, e il bronzo, fuso a cera persa nella fonderia Pangolin, in Inghilterra.
È un dialogo che Eley porta avanti da tempo: nella storia di Bevilacqua riconosce un filo che attraversa e unisce secoli di storia veneziana, e in questo incontro tra velluto di seta, vetro e bronzo ha trovato un modo per restituire nell’opera la stessa meticolosa cura per il dettaglio, lo stesso rispetto per la tradizione e l’uso dei materiali più pregiati che ammira nell’atelier.
Il naso, specchio d’eccellenza
Nella storia e nella letteratura, il naso è stato spesso più di un tratto fisico: assurdo protagonista nel racconto di Gogol’, ripreso poi da Šostakovič in un’opera lirica, è associato da secoli a carattere, arguzia, discernimento. Da questa tradizione nasce l’espressione “avere buon naso“, riferito all’istinto che permette di riconoscere ciò che è autentico ed eccellente, principio alla base di A Good Nose, il nome con cui Eley identifica la propria ricerca sul naso: non soltanto un tratto del volto, ma una metafora dell’istinto che permette di riconoscere qualità, carattere ed eccellenza.
Progetti nell’ambito di “A Good Nose” di D. Eley – Galleria di immagini
È proprio questo il criterio che ha guidato Eley nella scelta dei soggetti di Watermark: persone che, con il proprio lavoro, hanno contribuito a rendere Venezia unica. In Bevilacqua, l’artista ha riconosciuto un’espressione compiuta di questa idea, un atelier che, tra i fili dei suoi telai a mano ottocenteschi, custodisce la stessa attenzione alla materia, lo stesso rispetto della tradizione e la stessa ricerca della qualità più alta che, per Eley, definiscono l’eccellenza veneziana.
Appuntamento a Glasstress
Glasstress 2026, che ospita l’installazione Watermark di David Eley, è visitabile dal 12 luglio al 22 novembre tra Palazzo Ca’ Tron, sul Canal Grande, e la Fondazione Berengo Art Space a Murano.






